A Gangi la street art si confronta con la memoria e sceglie di farlo attraverso il linguaggio del mito. È stato inaugurato “Engyon”, il murale realizzato da Andrea Buglisi che rilegge in chiave contemporanea lo stemma storico del borgo madonita, restituendolo alla comunità come simbolo vivo e condiviso.
Al centro dell’opera compare una figura femminile, sospesa tra calma e determinazione, in dialogo con la testa smontata e ricomposta del Minotauro. Un elemento araldico che Buglisi trasforma in simbolo aperto e ambiguo: può essere una maschera appena rimossa, rivelazione di un’identità nascosta, oppure il trofeo di una moderna Arianna che ribalta il mito e ridefinisce il rapporto con ciò che un tempo incuteva timore. L’opera non impone una lettura unica, ma invita a interrogarsi sul legame tra tradizione, trasformazione e futuro.

Il progetto, promosso dall’Istituzione Alta Cultura “Giambecchina” di Gangi, si inserisce in un percorso che riconosce all’arte pubblica un ruolo attivo nella costruzione dell’identità e nella cura dello spazio urbano.